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Un pensiero finale

    Usciti dal secolo terribile e superbo ci allontaniamo dal Moderno. Il '900 secolo di ideologie in conflitto di disastri, fiducioso oltre ogni limite nella forza delle idee, cosa lascia ai figli di noi che lo abbiamo vissuto pienamente nella seconda metà?
    Lascia certezze sui grandi problemi? Demografia, ambiente, nucleare, fame, emigrazioni, conflitti feroci, terrori, scontri tra economie ci turbano.
    L'industria, la fabbrica, la pianificazione: le forme ad esse connesse sono mesaggi rassicuranti?
    Un universo di certezze è dissolto.
    Le conoscenze - tutte le conoscenze - ora sono in rete o lo saranno tra breve. I materiali, tutti i materiali, viaggiano per il globo. L'acqua minerale Evian va negli USA. Dagli USA arrivano navi di carta straccia per le cartiere europee. Tecnici e manodopera si trasferiscono.
    Contemporaneamente, paradossalmente - o forse no - nella generale omologazione cerchiamo un'identità nelle radici, nei ricordi. La cerchiamo nelle pietre, negli spazi, negli edifìci, nella città.
    "Dove era come era". Questo è desiderio legittimo non solo per Varsavia distrutta dai nazisti, ma, anche, per cose più umili degli Antichi, dei nostri nonni, dei nostri padri.
    Così ho ricostruito per volontà popolare la facciata della piccola chiesa del mio paese devastata dal Moderno. Ho ripristinato spazi snaturati, scoperto pavimenti, ripristinato decori, consolidato muri con nascosti rinforzi, introdotto impianti dove non erano previsti, cercando spazio in intercapedini abbandonate, in spessori di muri altrimenti resi portanti, in pennacchi di volte occlusi.
    Ho aggiunto scale, aperto varchi, eliminato tramezzi, pensando ai nostri Vecchi, rispettoso del loro lavoro, ma anche prendendomi la libertà di identificarne errori, imprecisioni e, spero con prudenza, corretto o completato.


***

    Ogni tanto penso al padre di mio padre emigrante in Germania prima, poi capomastro, impresario. Negli anni '20 costruiva in proprio. Non si iscrisse al PNF, non potè più partecipare agli appalti pubblici. Costruiva edifici nella periferia della Bologna operaia in espansione. Sono palazzine in mattoni con decori in cementeria, umili, ma classiche: simmetriche ordinate. Una domenica era su un ponteggio per delle misure. Una tavola fece leva. Morì. Giorno festivo, l'assicurazione non pagò. Il duro contrastare le conseguenze di quella tragedia fu la storia della giovinezza mio padre e - indirettamente - della mia.